Introduction: Domenico Ruccia

Introduction: Domenico Ruccia

21.06 – 11.07 2021
Superstudiolo Arte Contemporanea
ONLINE EXHIBITION

Milano (10)

Edonismo magico. Non realismo, ma surreale divismo. Al limite del parossismo, l’estetismo. Nella pittura di Domenico Ruccia, i colori squillanti e sgargianti – riecheggiano lividi e gravidi di una simpatica, quasi “alleniana” nostalgia verso decadi ruggenti, quali i sessanta, i settanta, gli ottanta, e l’artista canta con il pennello a gran voce, di figure, importanti – popolanti le storie, sognate da tutti noi, amanti di quel pop sfarzoso e mitico, tra il sogno e il porno. E allora si alternano Federico Fellini e Hugh Hefner, in narrazioni dettate dal ritmo del titolo stesso del quadro – happening di un’evanescente società dello spettacolo (sì, ci viene alla mente Guy Debord): dalla moda al cinema – i riferimenti dell’artista sono star internazionali decadute e decadenti – dalla patina un po’ kitsch riviste attraverso le lenti della commedia sexy all’italiana – con quella consapevolezza italica di non poter in qualche modo gareggiare con le irraggiungibili e maledette star hollywoodiane. L’occhio di Ruccia è cinematografico e giornalistico, “registico”. I soggetti vanagloriosi ritratti non sono che fantocci di una teatro feticcio, grottesco e paradossale – a tratti sembrano vaporizzarsi come in “Compagni di merende in un caldo pomeriggio autunnale del 1976” – tra fumo e burro, ombre e demoni – si mischiano in un inferno di risate sorde e vuote, gli sguardi quasi intagliati nel legno come fessure. Anche la coniglietta di Hugh Hefner si scompone e scompare come un maldestro burattino, privo di fila e fondamenta. Ma c’è anche chi come in “Teresa (Caffè all’italiana)” risplende di luce propria come un’icona intessuta a neon, dive di un fallimento perentorio, regine come Patti Astor di un’indifferenza conturbante, statuaria ed evanescente, come nebbia in abissi di angoscia congelata. Sulla scia dei lasciti della pop art, che ha criticato e celebrato l’oggetto di massa e la sua società; Ruccia sfoggia un’ironica ammirazione che trova spazio in brevi narrazioni congelate – quasi “scatti caricaturali” di una cronaca fittizia. Iperbolici e irriverenti episodi di una serie tv popolare; i personaggi, al limite della trasparenza, della decenza, sono di carta, o di acqua, voluminosi, ma instabili, capricciosi e vanitosi, sempre su un set. La pittura di Domenico Ruccia è un collage di “disperato erotismo stomp” che celebra fenomeno “alto” e “basso” in un lasso temporale scandito da una pennellata pulita, e risoluta, calibrata – tra tinte piatte, sfumate e volumi. L’artista riprende le atmosfere luminose, colorate, terse e glamour di David Hockney, la solidità a tratti metafisica e imponente di Salvo e Felice Casorati, i lampi naif alla Henri Rousseau e quella passione verso una società luccicante e buia, ammirata e malata, che ricorda il realismo magico tedesco. La pittura di Domenico Ruccia è senz’altro un omaggio stesso alla pittura, ad un ritorno al figurativo sincero, divertente, privo di orpelli filosofici – una struttura linguistica immediata, narrativa, che riporta l’osservatore ad un immaginario storico condiviso, tessuto di lussi, sfarzi e falsi miti – dove il gesto pittorico è l’ultimo dei sinceri.

(Federica Fiumelli)

Sono giorni decisamente impegnativi per il burlone editore Hugh Hefner, olio su lino, 120×100 cm, 2020
Sono giorni decisamente impegnativi per il burlone editore Hugh Hefner, olio su lino, 120×100 cm, 2020
Patti Astor non sembra affatto turbata dall'irruzione di un simpatico quanto inatteso ospite sul set di ''Underground 
U.S.A.'', olio su lino 120×100 cm, 2020
Patti Astor non sembra affatto turbata dall'irruzione di un simpatico quanto inatteso ospite sul set di ''Underground U.S.A.'', olio su lino 120×100 cm, 2020
Estate 1975: l'iconica 43enne Liz Taylor si gode la sua nuova tenuta nel cuore di Malibù, olio su lino,
120×100 cm, 2021
Estate 1975: l'iconica 43enne Liz Taylor si gode la sua nuova tenuta nel cuore di Malibù, olio su lino, 120×100 cm, 2021

Intervista a Domenico Ruccia
a cura di Alberto Ceresoli e Carmela Cosco 

Alberto Ceresoli Carmela Cosco Che cosa cerchi nella pittura e che discorso sostiene il tuo fare pittorico?

Domenico Ruccia La pittura rappresenta per me la maniera di unire molteplici attività che amo svolgere in un’unica azione. E’ l’unico modo attraverso il quale riesco a far confluire la mia concentrazione in un solo processo, senza pensare ad altro. Può sembrare elementare, ma è il mio strumento per distaccarmi dalla realtà e dai pensieri, quasi fosse una meditazione. In tal senso dipingere un prato, dei giocattoli o una donna in bikini non fa differenza. La volontà di unire al gesto pittorico una mia personale narrazione è venuta in seguito, e l’ho decisamente cercata: ho pensato che sarebbe stato ancor più interessante – in primis per me stesso – creare un’epica, una rappresentazione con degli attori. In detta narrazione ho fondamentalmente raccolto quelli che erano i miei interessi: il cinema italiano, dalla commedia sexy all’onirismo magico di Fellini, ma anche una tendenza verso la cultura anglofona, come la moda, il cinema ed in generale lo star system degli anni 60’ e 70’. Quindi è grazie alla pittura che ho unito il semplice piacere del dipingere alla voglia di raccontare un mondo, costruito in maniera totalmente arbitraria sulla base di alcuni elementi di riferimento.

AC|CC Processi, tempi, impegno o disimpegno nel lavoro. Raccontaci del tuo approccio alla pittura. Come si articola il processo di formalizzazione dell’opera? Come vivi il tuo studio? Rigore o elasticità progettuale?

DR Direi che sono molto rigoroso. Il mio modo di organizzarmi rispecchia molto la mia indole, che definirei metodica e perfezionista. Quindi cerco di essere quanto più costante e continuo nella mia attività: se ho la possibilità passo gran parte della mia giornata in studio, cercando di concretizzare idee e progetti che, come mio solito, sono stati ampliamente valutati in precedenza e infine selezionati. Questo però non significa che io azzeri l’improvvisazione: a volte alcune idee giungono all’improvviso, mi convincono talmente tanto da metterle subito in pratica … ma questa ipotesi rappresenta l’eccezione.

“Ho fondamentalmente raccolto quelli che erano i miei interessi: il cinema italiano, dalla commedia sexy all’onirismo magico di Fellini, ma anche una tendenza verso la cultura anglofona, come la moda, il cinema ed in generale lo star system degli anni 60’ e 70’. “

La tenera Miranda spera di non dover ricorre ad armi nascoste per la buona riuscita del provino con il produttore, olio su lino, 120×100 cm, 2020
La tenera Miranda spera di non dover ricorre ad armi nascoste per la buona riuscita del provino con il produttore, olio su lino, 120×100 cm, 2020
Compagni di merende in un caldo pomeriggio autunnale del 1976, 110x80 cm, olio su lino, 2020
Compagni di merende in un caldo pomeriggio autunnale del 1976, 110x80 cm, olio su lino, 2020
Teresa (Caffè all'italiana), olio su lino, 165x120 cm, 2021, Euro 4.270
Teresa (Caffè all'italiana), olio su lino, 165x120 cm, 2021
Il Principe dello spazio infinito e i misteri di Palermo (da un romanzo di Salvatore Pitruzzella), olio su lino, 120×100 cm, 2021
Il Principe dello spazio infinito e i misteri di Palermo (da un romanzo di Salvatore Pitruzzella), olio su lino, 120×100 cm, 2021

AC|CC Ci interessa il tuo rapporto con la materia pittorica, con supporti e materiali. Scelte e affezioni?

DR Ho sempre lavorato su tela. Nei primi anni utilizzavo il cotone, ma successivamente il lino ha preso il sopravvento. La tela è un supporto che mi ha sempre affascinato: inizialmente non riesci a cogliere tutte le peculiarità e le attenzioni che il materiale richiede, ma più il tempo passa e più credo che questa sia la mia dimensione. Lavoro spesso anche su carta: alcuni disegni sono semplici studi preparatori, altri li reputo invece completi e decido di non trasformarli in un dipinto. Anche con la carta tendo comunque ad essere selettivo: amo quella preparata artigianalmente o, in alternativa, utilizzo carta da spolvero, poiché mi ha sempre affascinato la sua superficie ed il colore. Per i colori ad olio, infine, ho sempre puntato sulla qualità: la mia pittura è molto satura e ho sempre cercato di utilizzare i pigmenti migliori sul mercato, a meno che un colore più scadente sia funzionale alla resa dell’opera stessa, cosa che a volte accade.

AC|CC Astrazione o figurazione?

DR Sono legato ad un linguaggio figurativo, anche se tale distinzione ha un’importanza relativa: la tendenza a creare delle immagini con delle figure immediatamente riconoscibili è una conseguenza della mia inclinazione, del mio modo di intendere il rapporto tra linea e colore. Ma ciò è fuorviante nell’ottica della costruzione di un’opera: immagino il rapporto cromatico e compositivo in primis come equilibrio pittorico, infatti la narrazione che ne consegue è semplicemente il risultato dell’aver voluto tracciare quelle linee e dell’aver voluto campire determinati spazi con un certo colore.

AC|CC Ti chiediamo un pensiero iconografico rispetto alla tua produzione pittorica. Riferimenti e influenze?

DR Come ho già accennato, le fotografie relative al mondo dello spettacolo e della moda degli anni 60’ e 70’ sono le vere fonti del mio lavoro, ma ci sono tantissimi pittori che amo e che continuo a studiare. Se dovessi operare una selezione, direi sicuramente che David Hockney, Mamma Anderson e Alex Katz sono dei punti di riferimento. Ma ovviamente ho sempre guardato tanto la pittura italiana, e qui inserirei tra i miei preferiti Salvo e Casorati. Ad ogni modo sono molto attento verso la pittura odierna e cerco spesso di approfondire le novità più innovative in termini di linguaggio: credo che da questo punto di vista Ambera Wellmann e Rute Merk siano davvero interessanti.

“Sono legato ad un linguaggio figurativo, anche se tale distinzione ha un’importanza relativa: la tendenza a creare delle immagini con delle figure immediatamente riconoscibili è una conseguenza della mia inclinazione, del mio modo di intendere il rapporto tra linea e colore.”

Vieni da me (Tributo a Kansai Yamamoto), olio su lino, 165×120 cm, 2021
Vieni da me (Tributo a Kansai Yamamoto), olio su lino, 165×120 cm, 2021
Peter Knapp auspicava una posa spontanea delle modelle, ma una certa dose di vanità prese immediatamente il sopravvento, olio su lino 120x100 cm, 2021
Peter Knapp auspicava una posa spontanea delle modelle, ma una certa dose di vanità prese immediatamente il sopravvento, olio su lino 120x100 cm, 2021
Federico fa una pausa durante le riprese de ''La città delle donne'', 100×70 cm, olio su lino, 2020
Federico fa una pausa durante le riprese de ''La città delle donne'', 100×70 cm, olio su lino, 2020
Improbabili imitatori di McCartney & Cher improvvisano un duetto in un festival dai dubbi risvolti benefici, 110×80 cm, olio su lino, 2020
Improbabili imitatori di McCartney & Cher improvvisano un duetto in un festival dai dubbi risvolti benefici, 110×80 cm, olio su lino, 2020

Domenico Ruccia (Bari, 1986) vive e lavora a Milano.

Tra i progetti di mostra personali, collettive, partecipazioni a fiere e residenze: 35×35 art project, Copelouzos Family Art Museum, Athene (2021); Piccoli divertissement oculari, a cura di Caroline Corbetta, Il Crepaccio Instagram Show, (2021); Vuoto di senso senso di vuoto, Walk In Studio Festival, Milano (2020); Ti conosco, mascherina!, Lorenzelli Arte, Milano (2020); Della resilienza, della sopravvivenza, MAAAC Museo Area Archeologica Arte Contemporanea, Cisternino (2020); Premio Marchionni, MAGMMA Museo d’Arte Grafica del Mediterraneo Marchionni, Cagliari (2019); Scemi di guerra. Cristini, Rastelli, Ruccia, Walk In Studio Festival, Milano (2019).